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domenica 19 febbraio 2012

RIFORMISMO


Viviamo un' epoca in cui le parole assumono significati diversi e opposti da come storicamente definiti. Il significato del vocabolo  riformismo ad esempio è oggetto continuo di stravolgimenti, interpretazioni  e aggiornamenti.


Il vocabolario "lo Zingarelli" definisce,semplicemente, il riformismo come tendenza a modificare con riforme e metodi legali l'assetto sociale la struttura dello Stato.

Il sito Wikipedia definisce il riformismo è un metodo d'azione politica che, ripudiando sia la rivoluzione sia la mera conservazione dell'esistente tende a modificare gradualmente l'ordinamento politico e sociale tramite riforme. Dagli anni Cinquanta del XX secolo, si definiscono riformisti i partiti socialdemocratici o socialisti che ripudiando il marxismo e si propongono di correggere (con vari strumenti come le proposte di legge in parlamento e i referendum) i difetti dell' economia capitalista.

Dall' enciclopedia Treccani si apprende che il  riformismo in genere, ogni metodo d’azione politica che, ripudiando sia i sistemi rivoluzionari sia il conservatorismo, riconosce la possibilità di modificare l’ordinamento politico sociale esistente solo attraverso l’attuazione di organiche, ma graduali riforme. Si dice anche, in senso spregiativo, di una politica, sostanzialmente conservatrice, che si limita a marginali riforme in un dato sistema sociale, senza modificare le fondamentali strutture del sistema stesso. Storicamente il riformismo . è legato all’affermazione del sistema parlamentare e alla convinzione che sia possibile realizzare una trasformazione sociale attraverso lo strumento legislativo.

La varietà di definizioni del termine riformismo, permette interpretazioni  discutibili e opposte, tanto che uno storico esponente riformista  Emanuele Macaluso afferma in un suo editoriale: <" Oggi, la parola riformismo è deprezzata, svalutata: tutti si definiscono riformisti, pure a destra, e ogni legge o leggina sfornata dal Parlamento viene indicata come “riforma”. Anche chi vuole stravolgere la Costituzione e il ruolo che essa assegna al lavoro nella società, parla di “riforme. ">.

Ai giorni nostri il vocabolo riformismo o riformista viene attribuito  da Walter Veltroni all'attuale Governo e al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti.L'esponente del PD  alla domanda   "non è un po' eccessivo definire riformismo la stagione di Mario Monti" risponde  con un NO. <e sostiene che " Sono bastati tre mesi per capire che non si tornerà indietro. Circola nel Pd, ancor più nel Pdl, l'idea che questo sia solo un governo d'emergenza, una parentesi dopo la quale si tornerà ai riti e ai giochi della seconda repubblica o peggio della prima. Qualcuno dà giudizi tali da rischiare il paradosso di consegnare al centro o al nuovo centro destra il lavoro del governo. È un errore grave. Questo governo tecnico ha fatto in tre mesi più di quanto governi politici abbiano fatto in anni. Ha dimostrato non solo di voler risanare i conti, ma di voler cambiare molto del paese e vi sta riuscendo, con il consenso dei cittadini e dell'opinione pubblica internazionale.>
 Per Walter Veltroni  il governo Monti è  il governo riformista. 


Tanto riformista che sull' articolo 18 dello statuto dei lavoratori esorta il "riformista" Monti a  procedere a " non fermarsi di fronte ai santuari del no che hanno paralizzato l'Italia per decenni...." Totem e tabù si intitolava un libro di Freud.    Ed è perfetto per definire gran parte del discorso pubblico in Italia. Bisogna cambiare un mercato del lavoro che continua a emarginare drammaticamente i giovani, i precari, le donne e il Sud. Ci vogliono più diritti per chi non ne ha nessuno. Questa è oggi una vera battaglia di sinistra".
        Un altro che si definisce riformista è Maurizio Sacconi.

Ex ministro del governo Berlusconi-Bossi-Tremonti, ex seguace del PSI di Bettino Craxi. L'ex ministro del lavoro intervenendo sulla trattativa sindacati-Governo in merito alla questione dell'articolo 18 afferma  < "La riforma del mercato del lavoro rappresenta la prova del nove per il governo». E il Pdl non farà sconti. Finora l'esecutivo «ha fatto bene a praticare un intenso ascolto delle parti sociali». Ma sull'articolo 18 (licenziamenti) dovrà procedere con decisione «senza consegnare a nessuno il potere di veto»..«Lasciare il diritto al reintegro nel posto di lavoro sui licenziamenti discriminatori mentre in tutti gli altri casi il lavoratore va adeguatamente indennizzato in un contesto di maggiore tutela di disoccupati».

Come si evince le dichiarazioni dei due riformisti , collocati a destra e a  sinistra,  sono sostanzialmente uguali.  Libertà di licenziamento, anche senza giusta causa, è l'orientamento che questi riformisti propongono in piena sintonia con quanto chiede la Confindustria e come esalta Sacconi   è anche  " una richiesta d'intervento sull'articolo 18 da parte degli organismi europei".

Ai riformisti alla Veltroni e alla Sacconi si contrappongono altri riformisti, timidamente, come Bersani, affermando che l'articolo 18 non c'entra nella trattativa con il Governo e riformatori, non riformisti, come il Segretario nazionale dei metalmeccanici della FIOM-CGIL Maurizio Landini.Il sindacalista  della FIOM-CGIL intervenendo sulla trattativa con il Governo sulla questione articolo 18 dichiara  <“Questo attacco ai diritti del lavoro è inaccettabile. Il modo per uscire dalla crisi è estendere diritti per chi non ce l’ha, ridurre la precarietà, avviare un piano straordinario di investimenti per lavoro e occupazione”.  Annunciando, parimenti,  che  per questo la Fiom scende in piazza venerdì     9 marzo a Roma, in occasione dello sciopero generale di 8 ore proclamato dei metalmeccanici. 


Il Segretario della FIOM ricordando la vicenda FIAT,Pomigliano d'Arco, afferma <Le scelte della Fiat mettono in discussione il contratto e la dignità delle persone. Allo stesso modo governo e Confindustria vogliono “manomettere” l’articolo 18. Lo sciopero del 9 marzo è l’occasione per confermare il no alla la riforma delle pensioni. “Vogliamo dire che non ci piace – scandisce il segretario -: è contro i giovani, non distingue tra i lavori che si fanno, introduce un sistema di contribuzione che non esiste in Europa. In più non aiuta l’occupazione, perchè portare l’età pensionabile a 70 anni non favorisce certamente l’ingresso all’impiego. Il governo Monti deve cambiare politica economica”. E a breve bisogna tornare a votare: “Le persone non si sentono rappresentate dai tecnici non eletti da nessuno. E’ un problema di democrazia: bisogna scegliere tra programmi diversi, dare un mandato vero al prossimo governo e Parlamento" >.


Noi Comunisti  italiani non ci facciamo confondere dai riformisti alleati alla Confindustria. NOI  siamo con il riformatore Maurizio Landini. Lo sosteniamo e invitiamo tutti i Lavoratori e le Lavoratrici ha  partecipare,  convintamente,  alla manifestazione della FIOM-CGIL  del 9 marzo a Roma.

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