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sabato 28 aprile 2012

12 maggio



 di Francesco Francescaglia 
C’è bisogno di far sentire la voce dell’opposizione al governo Monti. A vedere i TG e a leggere i giornali sembra che le voci critiche non esistano. Invece il malcontento sociale cresce e, purtroppo, aumenta anche la disperazione delle persone. 

Dopo la mobilitazione della Fiom del 9 marzo avvertivamo il bisogno che anche la sinistra politica facesse la sua parte con una manifestazione nazionale. 
La riforma del lavoro deve farci rompere ogni indugio. Una riforma liberista, proposta in un paese come il nostro che ha già una delle più alte flessibilità del lavoro d’Europa. Restano tutte e 46 le tipologie contrattuali. Con l’ASPI si riduce, di fatto e di molto, il tempo degli ammortizzatori sociali rispetto alla disoccupazione e alla mobilità. I maggiori costi della flessibilità in entrata che lamenta Confindustria sono in realtà esigui e si lasciano tre anni alle aziende per stabilizzare gli apprendisti. E, soprattutto, c’è l’abolizione dell’articolo 18. Abolizione, non “ristrutturazione”. Perché i licenziamenti economici (oggettivi o senza giusta causa), oggi vietati, saranno invece consentiti e il giudice potrà solo verificare se la motivazione economica è “manifestamente insussistente” (e nel caso disporre indennizzo o reintegro). Come potranno essere valutati i motivi economici? Come farà il giudice a entrare nel merito delle scelte aziendali? Lo “spacchettamento” dell’articolo 18 è una vergogna. Capiamo il tatticismo di quelle forze che hanno gridato al successo perché il ministro Fornero ha infilato il reintegro del giudice, ma a noi sembra la foglia di fico per celare l’abrogazione di fatto dell’articolo 18. Anche perché lo ha detto lo stesso Monti: il reintegro ci sarà solo in casi estremi e improbabili. Se oggi i licenziamenti senza giusta causa sono poche migliaia, lo dobbiamo al potere deterrente dell’art. 18. Togliendolo, gli effetti saranno ben prevedibili, come in Spagna (1.250 licenziati al giorno nel primo mese della riforma del lavoro). Il Presidente Napolitano si è affrettato a esternare che non vi sarà una valanga di licenziamenti facili. Appunto, possiamo essere certi che invece vi saranno. 
Una riforma che toglie diritti, facilita i licenziamenti e che riduce le protezioni sociali per i disoccupati. Una miscela esplosiva. Che non si può approvare in nome di piccole correzioni o sparuti miglioramenti (come la mini Aspi e il blocco dei licenziamenti in bianco).
 
Ciò avviene dopo una finanziaria terribile, che punta tutto sull’austerità e produce solo recessione; dopo una draconiana riforma delle pensioni e dopo la creazione del folle fenomeno degli esodati (lavoratori che avevano accettato di essere licenziati in previsione della pensione e che dopo la riforma dovranno stare anni senza stipendio e senza pensione). 
Ce n’è fin troppo per non andare in piazza a gridare la nostra rabbia contro il governo Monti e per stare con le mani in mano ad assistere allo smantellamento della nostra stessa Costituzione (l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori  attua l’articolo 1 della Costituzione!). 
Per questo la Federazione della Sinistra lancia una manifestazione nazionale unitaria il 12 maggio a Roma. Unitaria: se SEL e IDV volessero aderire e anche promuoverla insieme a noi, porte aperte. Anzi, francamente non comprendiamo perché non ci abbiano subito detto di sì! 
Noi partiamo e chiamiamo in piazza tutti coloro che hanno voglia di gridare al Governo che noi stiamo dalla parte della Repubblica fondata sul lavoro e che per questo il governo Monti se ne deve andare. 
Per noi sarà un impegno gravoso e difficile, ma con l’impegno di tutti, ancora una volta, Roma sarà colorata di rosso. 
(responsabile organizzazione PdCI) 
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