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giovedì 19 aprile 2012

GRILLO Beppe


 GRILLOMACHIA. La Norimberga della democrazia.

Dal Senatur al Vaffa - day di Beppe Grillo

di A.M.

Oggi i sondaggi danno Grillo al 7,2%. Trema la sinistra, titola il Giornale, per poi spiegare che prende i voti persi dalla Lega. Meno male, tirano un sospiro di sollievo gli sponsor. Chi sono gli sponsor?
La casa editrice che pubblica a vagonate di libri di Grillo è proprietà dello stesso imprenditore che cura il suo blog e che lo ha creato come prodotto politico, un come nacque Forza Italia all'epoca tangentopoli.
I dettagli biografici sul comico fallito (dice di lui Dino Risi che l'attore lo fa meglio adesso) li dobbiamo alla insospettabile penna di Filippo Facci (su Libero), e comunque gliene siamo grati ma in un insospettabile periodo (il 2007) quando il dito medio era ancora a cavallo e il vaffa day non serviva così tanto alla causa. Quale causa? La creazione artificiosa di falsi conflitti: territoriali (Bossi) di casta al posto che di classe (Grillo).
Il club priveè ha sempre un piano B, vecchio come la politica imperiale di Ottaviano Augusto, Pontifex massimo: panem, idoli et circenses. Per dare in pasto al popolo i circenses di cui ha bisogno, e trasformare l'opposizione nell'inoffensivo teatrino del giullare, così liberatorio, quanto chiuso nell'alveo della finzione (l'urlatore dà voce ai tuoi sfoghi, ma in privato è una persona seria, ben allineata al sistema) uno spiantato senza scrupoli, un ambizioso senza talento, un fallito narcisista e megalomane, con falsa laurea in medicina, o ex attore, poco importa, si trova sempre. Tra il vaffa di Grillo e la canottiera del Senatur c'è questo strano legame, anche letterario, perchè no? la faccia scapigliata del produttivo settentrione, il lato oscuro del Gonzalo Pirobutirro (genia della profonda Brianza, o in genere altra faccia del nord, come ci ha insegnato il grande ingegnere, Gadda, nella Cognizione del dolore).
Nelle biografie non autorizzate di Grillo c'è un buco nero: quello che va dai film flop, agli inizi piccolo borghesi da ragioniere, figlio di un piccolo imprenditore, tra i bar, e le ragazze, fino alla collezione di immobili e la società che li amministra, e alla passione per le macchine di lusso...
Come succede per i batteri resistenti, il successivo è sempre peggiore del precedente, il fiume nero del populismo, con Grillo è ancora più nero che con Bossi.
Il Giullare di corte non incarna mai la figura di "Tribuno del popolo". Egli al contrario, ne prende il posto, ne occupa lo spazio, il ruolo, lo sostituisce, allo scopo di annullarne l'esistenza stessa. Il Giullare è sempre al soldo del Signore, che lo paga per farsi sbeffeggiare. Perchè lo farebbe, se non avesse compreso che il potere catartico del Giullare è funzionale a due scopi: lo sfogo della rabbia del popolo, e il mantenimento del potere costituito? per questo c'è nell'iconografia del Giullare, qualche cosa di losco e di sinistro, in quell'essere gobbo, nano, deforme, coperto di stracci, fattosi brutto per andare al cospetto di un brutto, ed esorcizzarne i fantasmi, quasi a incarnare la sofferenza del popolo, che per similitudine vorrebbe rappresentare, per finta, così che il popolo stesso si possa con lui identificare, e perchè la dissacrante rapprentazione riesca, ma anche per quell'intrinseco cinismo che gli consente di giocare una parte tanto ambigua e in perversa, simile a quella del boia. Non tutti sono adatti per questi insani mestieri. Ci vuole il tipo giusto.
Il vero Tribuno del popolo, lui no, non ride e non fa ridere. Nella malattia e nella deformità del popolo, effetto nefasto dell'abuso e della tracotanza del ricco, non c'è proprio niente da ridere. C'è da agire per cambiare. Una risata non li seppellirà, al contrario, li mantiene in sella.
Dunque, alla luce di ciò, appare del tutto ragionevole che la borghesia finanzi, foraggi, sponsorizzi, costruisca prodotti politici che rivestono questa antica funzione, quella del giullare di corte, e non ci si deve scandalizzare se il giullare, lui e lui solo (che può essere un intero gruppo dirigente di un pseudo partito) conscio del valore della sua merce, che vende, pretenda un prezzo sempre più alto e diventi egli stesso, per il potere, una specie di piccolo cancro. Galvanizzato dai sondaggi che lo danno terza forza politica nazionale, il Grillo urlante le spara sempre più grosse.Un processo di popolo, una specie di Norimberga, con giudici tirati a sorte tra i cittadini incensurati, contro "i partiti".
E' un'idea insieme pericolosa, fanatica, e irrealizzabile: quanti milioni di cittadini e lavoratori onesti sono incensurati? CHI li estrarrebbe a sorte? e chi processano esattamente? il Tesoriere, il Segretario, il Presidente, i membri del comitato politico nazionale, i semplici iscritti? Di quali partiti? Anche il Senatur , che viene dichiarato vittima di un complotto giudiziario mediatico, perchè si oppone a Monti? Anche quelli espulsi dal Parlamento grazie al Porcellum? Ciò che conta, tuttavia, non è tanto ciò che sputa dalla bocca il megalomane grillo urlante.
E' prestare la massima attenzione ai commenti della stampa, e mi riferisco, evidentemente, ai principali grandi giornali (a finanziamento padronale) rispetto al fenomeno Grillo. Una breve rassegna stampa mattutina informerà i più accorti che le aberranti provocazioni grillesche vengono strumentalizzate e piegate ad un fine, che si suona la grancassa per gonfiare i sondaggi, che la partita che si gioca è tutta a vantaggio della grande borghesia, che il Grillo parlante ha un burattinaio che dista anni luce da quel popolo che invoca presunto sovrano.
Che tra i coreuti della tragicomica ci sono Matteo Renzi e Antonio Di Pietro, mentre Alfano e Casini e Bersani cucinano la nuova legge elettorale, e l’evoluzione tecnocratica del paese.
Ci sono i favorevoli alla privatizzazione - americanizzazione della politica, proprio come Grillo.
Come le rane, che Aristofane fece coreuti gracchianti a un volgare Dioniso, con tratti simili, in verità, tanto alla canottiera e al rutto di bossiana memoria, quanto al grugno di satiro del grillo parlante.
Ci sono alcune faccenduole da sistemare: in primis il taglio dei soldi pubblici alla politica. Certi Partiti non servono più, hanno esaurito la loro funzione. Adesso si chiede loro di autoliquidarsi.
Fa specie ascoltare il Presidente Napolitano che lancia un appello in corner, togliere il marcio, si, ma i Partiti sono il sale della democrazia, fanno eco Casini e Bersani il finanziamento pubblico è essenziale affinchè non siano proprietà privata di lobby.
Già, questo è il punto: l'americanizzazione della politica è un progetto antico, cui il Partito del Presidente Napolitano ha dato un contributo senza precedenti. Dobbiamo intendere il consueto "monito" di Napolitano, cui fa eco qualche freddura di D 'Alema, come una sorta di rimorso o pentimento tardivo? Oggi si arriva al dunque, e sul piatto ci sono una riforma elettorale che tagli via gli ultimi residui di vera democrazia e di pluralismo, che sopprimerà anche gli ultimi rami occasionalmente, col vento, tendenti a sinistra, come l'Italia dei Valori, per esempio (ha già un piano B?)
I più accorti non potranno fare a meno di accorgersi che il programma politico del movimento di Grillo è ultra liberista, autoritario, borghese.
Che gli aderenti al movimento sono perfettamente allineati: il vaffa day è solo uno spettacolo. Nessun forcone, nessuna sommossa. Qualche posto in consiglio comunale, qualche timida battaglia pseudogreen, e poi, se dovesse funzionare, si prende il posto dei vecchi partiti dismessi, rifacendo le stesse cose e anche peggio.
I Partiti veri, ciò che ancora rimane di essi, non devono tanto preoccuparsi dei numeri elettorali di Beppe Grillo. Tali numeri non supereranno mai la soglia della controllabilità da parte degli sponsor, del resto, si potrà sempre invocare la scarsa attendibilità dei sondaggi e con la nuova costruenda legge elettorale il 7 o l'8 per cento potrebbe non bastare per sedre in Parlamento. Al massimo, si prende qualche consigliere a livello locale, e lo si potrà sempre espellere e disconoscere, illuso giovane candidato onesto e volenteroso, che non aveva capito niente delle regole del gioco a cui stava giocando e che una volta giunto in qualche istituzione dovesse mettersi a fare una cosa di sinistra.
Verrà invece centrato, e subito! l'obiettivo immediato del Governo Monti e del triunvirato ABC (Alfano-Bersani-Casini): taglio dei Parlamentari, con garanzia che la sinistra resti fuori dal Parlamento anche al prossimo giro, legalizzazione dei fondi privati ai Partiti, normalizzazione di una serie di fenomeni che oggi richiedono l'intervento della Magistratura, e che nel sistema anglosassone, tanto osannato, non lo richiedono, semplicemente perché non sono reati. Il tutto, prima del 2013.
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