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giovedì 19 luglio 2012

EURECO


Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa dell'associazione vittime dell EURECO di Paderno Dugnano. Il Partito dei Comunisti italiani/FdS esprime rammarico e stupore per la decisione del giudice di non ammettere come parti civili le associazioni, le organizzazioni e i comitati delle vittime dell' EURECO. Altresi esprimiamo sconcerto  per l'accoglimento parziale, come parti civili,   il comune di Paderno Dugnano, il sindacato CGIL e dell'istituto INAIL.      La decisione del giudice accoglie la tesi della difesa che l'incidente avvenuto all'EURECO è un fatto limitato al perimetro della ditta e che non deve interessare i cittadini,la città, il pubblico. Pur in ossequio alla decisione del giudice, i Comunisti di Paderno Dugnano, vicini ai famigliari delle vittime , ricordano che con la partecipazione attiva dei cittadini e degli enti pubblici è possibile evitare altre tragedie, altri incidenti nei luoghi di lavoro.Troppe sono le vittime che si contano pensando solo al perimetro delle aziende. Le aziende non possono essere considerate luoghi senza democrazia, senza diritti  e senza dignità per i Lavoratori.  Anche per queste ragioni riteniamo utile ripristinare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. 


L’udienza era imperniata nella presentazione e costituzione delle “Parti Civili”.
La difesa degli imputati ha sollevato obiezioni ed eccezioni alle costituzioni di parte civile delle Associazioni e dei Comitati: Medicina Democratica, A.I.E.A.(Associazione Italiana Esposti Amianto), Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco, ALLCA CUB Chimici, ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro), INAIL, CGIL, Comune di Paderno Dugnano.
Il Pubblico Ministero, Dott.ssa Manuela Massenz, confutando le tesi dei difensori dei Merlino, invece ha dato parere favorevole alla costituzione di “parte civile” di tutti gli Enti e Associazioni menzionate a cui hanno fatto seguito le dichiarazioni, molto argomentate e ben documentate dei loro Avvocati.
Dopo una breve sospensione, alla ripresa il GUP ha emesso l’ordinanza, allo stato non impugnabile, che accoglie in buona parte la tesi della difesa degli imputati, escludendo le Associazioni più operative e attive sul tema della sicurezza del lavoro e per la tutela della salute dei lavoratori e delle lavoratrici (M.D., A.I.E.A., Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco, Anmil, Allca Cub Chimici), accogliendo parzialmente il Comune di Paderno Dugnano per il solo incendio colposo, la CGIL per danno di immagine, e l’INAIL.
Accolte, per i “SOLI” primi due capi di imputazione (omicidio e incendio), le costituzioni di “parte civile” per i familiari delle vittime e per i lavoratori feriti, trascurando quelle imputazioni relative al mancato rispetto delle norme sul trattamento/smaltimento di materiali pericolosi, sulla mancata informazione ai lavoratori dei rischi cui erano, loro malgrado, esposti, e non considerando in tal modo la recidività del Merlino, stante il fatto che, prima del tragico incendio del 04.11.2010, ad un altro operaio veniva tolta la vita presso un impianto industriale dello stesso Merlino.
Come Comitato, pur rispettando il provvedimento emesso dal Giudice, esprimiamo tutta la nostra amarezza e disappunto per una pronuncia che non ha considerato la documentazione versata in atti e le “numerose” decisioni assunte nel tempo dall’Autorità Giudiziaria di ammissione della costituzione di parte civile delle
predette associazioni in procedimenti penali assolutamente (e tragicamente) analoghi a quello in esame (cfr. per tutte ordinanze e sentenza Thyssen Krupp).
Di fronte a questo desolante scenario, vogliamo riaffermare con forza che la VITA e la SALUTE dei lavoratori non possono e non devono essere monetizzate a vantaggio di quegli imprenditori, come il Merlino, privi di qualsivoglia scrupolo e, magari, muniti di buona Assicurazione!
A questo punto è obbligatorio chiedersi se un’eventuale richiesta di rito abbreviato e/o di patteggiamento accolta, potrà rendere giustizia ai morti, ai loro familiari ed ai superstiti?
E ancora: Quanti imprenditori, da premesse come queste, si sentiranno liberi di violare le norme poste a presidio della sicurezza sul lavoro?
Per il Comitato questa è una cattiva lezione ed una grande delusione!
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