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domenica 16 settembre 2012

FIAT

Domenica 6 febbraio 2011 pubblicammo un commento con allegato collage fotografico a commento delle vicende della FIAT e del suo amministratore delegato, l'elvetico, Sergio Marchionne  http://mimmo56.blog.kataweb.it/?p=700.


fiat                                                 
Il collage lo ripubblichiamo   perchè riteniamo che quanto da Noi scritto in quella data è di attualità alla luce delle odierne esternazioni di Marchionne. 
Per Noi è stato chiaro, da subito,  la volontà del gruppo dirigente della FIAT di trasferire a Detroit "il ponte di comando" e tutto il settore delle progettazioni e delle innovazioni.

Da subito, abbiamo capito il ruolo che si riservava all' Italia. Chiusura di stabilimenti, ridimensionamenti produttivi e tecnologici accompagnati da una politica di emarginazione dei rappresentanti dei Lavoratori e di separazione tra i  sindacati. A questa politica aziendale si sono genoflessi i sindacati metalmeccanici di CISL, UIL, UGL e aziendalisti. Solo la FIOM/CGIL non ha sottoscritto "l'accordo"(si fa per dire) che in cambio di investimenti, che non ci saranno, si perdevano diritti (art.18 e art.8) e salari conquistati in decenni di dure lotte.

In simbiosi con i diktat del manager elvetico, il governo Berlusconi-Bossi e in seguito "i tecnici Monti e Fornero" hanno distrutto i diritti con la modificazione degli articoli 18 e 8 della legge Statuto dei Lavoratori.  
  
I protagonisti di quei giorni, politici e sindacali, ora affermano di essere sorpresi dalla presa di posizione ufficiale della FIAT dello scorso 13 settembre http://www.fiatspa.com/it-IT/media_center/FiatDocuments/2012/SETTEMBRE/Precisazione_della_Fiat.pdf .

IL Ministro del lavoro Elsa Fornero dichiara:  "Vorremmo veramente approfondire con il dottor Marchionne che cosa ha in mente per i suoi piani d'investimento e per l'occupazione in questo paese"
Il Ministro delle infrastrutture Corrado Passera ha assicurato:"chiederemo tutti i chiarimenti per capire la portata della notizia ..."
L'ex Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi  con parole a sostegno di Marchionne,  ricorda come "rispetto a cinque anni fa in Italia compriamo un milione di auto in meno. E di fronte all'ipotesi che la Fiat possa lasciare il paese, l'ex ministro del Welfare getta la responsabilità su "correnti politiche, culturali e istituzionali, in particolare giurisdizionali, che sono costituzionalmente ostili all'impresa. Pd, Cgil, Sel, Fiom sono un'unica linea rossa".
Alle vacanze prolungate dell'allora Primo Ministro Berlusconi si nota il silenzio dell'attuale Mario Monti che comunque aveva solidarizzato e sostenuto   il vertice Fiat quando ad un loro incontro dichiarò che un'impresa privata ha diritto di investire come e dove vuole. Note che il comunicato Fiat riprende testualmente.
Il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, ex vice Primo Ministro nel governo Berlusconi si dichiara  "sorpreso dell'annuncio di Fiat".Solidarizzando con i ministri di Monti ha aggiunto polemizzando che  "Non possiamo più continuare a importare braccia e a esportare cervelli e per invertire questa tendenza dobbiamo investire sul sapere e sulle tecnologie".
Il Segretario generale della CISL Raffaele Bonanni afferma con altisonanza: "Chiedo con insistenza a Marchionne  di arrivare a un chiarimento pubblico con noi prima di presentare il piano a ottobre per fugare ogni equivoco. Se salta la Fiat centinaia di migliaia di persone nel centro-sud sono nei guai".
Il segretario generale della UIL Luigi Angelletti già lo scorso 20 luglio implorava la FIAT dimostrando di non essere sorpreso " di fare un atto di coraggio, il coraggio di chi fa davvero impresa, e di lungimiranza, e cioe' di investire comunque, anche in una situazione e in un momento in cui il mercato dell'auto non va assolutamente bene''.

A latere registriamo un curioso attacco alla direzione e alla proprietà Fiat che provengono da parte di taluni importanti figure confindustriali. Diego della Valle in un dichiarazione al <sole 24 ore> polemizza pesantemente: «Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l'Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate».

L'ex amministratore delegato di FIAT Cesare Romiti dalle pagine di Repubblica e dopo la famosa intervista da Fabio Fazio  http://www.youtube.com/watch?v=5XyI8qkoNCg&feature=related in cui non volle rispondere,ironicamente, sul futuro italiano della FIAT attacca dichiarando  Lui (Marchionne) voleva andare in America e ci è riuscito", aggiungendo "credo che in questi anni gli azionisti abbiano dato abbastanza soldi all'amministratore delegato. E bisognerebbe anche calcolare il valore delle tecnologie trasferite da Fiat a Chrysler. Tecnologie e saperi accumulati in cento anni di storia della Fiat".

In questi giorni si è ricordato un passaggio in voga qualche decennio fa: la famosa politica industriale del Paese. Cioè i settori dove costruire i pilastri economici della nazione. Interessante è questo dibattito che per taluni e noi fra questi storicamente,  implica l'intervento in economia dello Stato. Intervento statale e europeo che avviene oggi finanziando  le banche e il sistema finanziario internazionale  che hanno portato al disastro l'Italia, la Grecia, la Spagna e altri Paesi europei. 

I liberisti continueranno a negare   che il loro sistema  di società si basa sulla fantasia del "libero mercato" ciò nonostante  gli pretendono i denari, veri, che "PANTALONE" deve sempre elargire per continuare a fantasticare e ingannare il popolo.


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