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domenica 30 dicembre 2012

ULTRAS BOCCONIANI


Gli ultras bocconiani Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sono intervenuti sul Corriere della  Sera del 27 dicembre con un editoriale dal titolo "Troppo stato in quell'agenda"  e con sottotitolo "L'intervento pubblico da ridurre". L'agenda in questione si tratta del Presidente del Consiglio  dei Ministri  Professor Mario Monti, ex rettore dell'università privata Bocconi di Milano.
Si tratta di uno scontro all'interno di una "scuola" di economia che governa e gestisce l'attuale fase storica in Italia. 
Nel suo settimanale editoriale, oggi, su "Repubblica" il fondatore del quotidiano Eugenio Scalfari liquida  l'intervento del duo Alesina-Giavazzi con poche frasi, in un post scriptum, sintetizzate con 
" Si tratta di vecchi temi del liberismo classico", "ultras bocconiane".

Noi riteniamo utile analizzare, approfondire l'analisi del duo ultras bocconiano. L'articolo in prima pagina del "Corriere" dimostra che le tesi del duo ultras bocconiano sono condivise da ampi settori della politica e dell'economia. Pensare a semplice gara fra gli economisti di scuola bocconiana ci pare riduttivo. Sicuramente quanto scrivono Alesina e Giavazzi sono le basi costitutive dello stesso governo uscente, di cui il secondo era parte attiva, del possibile governo Monti-bis.

Cosa propongono Alesina e Giavazzi,  limitandoci nell'evidenziare i passi salienti del loro intervento 
a) "Per diminuire in modo significativo la spesa pubblica, e quindi consentire una flessione altrettanto rilevante della pressione fiscale, è necessario ridurre lo spazio che lo Stato occupa nella società, cioè spostare il confine fra attività svolte dallo Stato e dai privati. Limitarsi a razionalizzare la spesa all'interno dei confini oggi tracciati (la cosiddetta spending review) non basta. 
b) "Spostare il confine fra Stato e privati, restringendo lo spazio occupato dallo Stato, richiede alcune decisioni importanti. Cominciamo dalla sanità. Con l'invecchiamento della popolazione la spesa sanitaria è diventata un bomba a orologeria per le finanze pubbliche, un problema non solo nostro ma di tanti Paesi avanzati. L'offerta di servizi sanitari in Italia è per lo più gestita dallo Stato: l'area occupata dai privati è limitata, spesso di qualità inferiore ai servizi offerti dagli ospedali pubblici, con rapporti poco trasparenti (spesso vera e propria corruzione) con l'amministrazione. Esistono tuttavia centri privati eccellenti, sia per efficienza che per qualità e trasparenza. La prima cosa che il prossimo governo potrebbe fare è convocare gli imprenditori che gestiscono queste strutture e capire come riprodurle in altre regioni."
c) "Lo stesso può accadere per l'università. Oggi l'università è pubblica e funziona male. È finanziata da tutti i contribuenti, ma frequentata soprattutto dai più ricchi. È un sistema che trasferisce (con grandi sprechi) reddito dai poveri ai ricchi. Perché non far pagare le rette universitarie in modo meno regressivo? Ci spiace parlare della nostra università, ma la Bocconi non riceve sussidi pubblici, si finanzia con rette scolastiche che sono modulate in funzione del reddito, ed è uno dei pochi atenei italiani che non fa brutta figura nelle classifiche internazionali. Riprodurre questo modello altrove non è impossibile.
d) "Il programma di Monti si occupa esplicitamente di famiglia e di occupazione femminile, ma anche qui proponendo di allargare lo spazio occupato dallo Stato: «Va incoraggiata la più ampia creazione di asili nido». La soluzione non è questa, bensì, come lo stesso programma indica in un altro punto, detassare il lavoro femminile e lasciare che le famiglie decidano come meglio credono la cura dei figli.

Gli ultras bocconiani, criticando l'agenda Monti, affermano che il programma sia "troppo Stato-centrico e non punti abbastanza al ridimensionamento dell'intervento pubblico" e rischia di nascondere agli italiani la gravità del problema".

Eugenio Scalfari ha ragione quando ricorda i primordi dell'ideologia liberista, riferendosi a  "quasi duecento anni di storia del capitalismo e della democrazia.". Egli non ricorda ai suoi lettori che ancor oggi si dibatte e si scontrano queste idee e che siamo in una fase storica economica in cui prevalgono le tesi che sono state denominate neoliberiste. Tanto nuove da essere vecchie di duecento anni. Il  fondatore di "Repubblica" evita di soffermarsi sulla sostanza dell'articolo del duo probabilmente perchè sa che specialmente su sanità, pensioni e occupazione femminile si gioca una partita che diremmo storica. Tornare a duecento anni fa è possibile e il duo ultras bocconiano è interprete in prima fila.
Per quanto ci concerne il nostro programma di governo e per cui lavoriamo, chiedendo il consenso, è proprio l'esatto contrario di quanto affermano il duo e il loro ex rettore Monti Mario.



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