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domenica 20 gennaio 2013

UTILE VOTO in economia

Il governo Monti, indicato dal Presidente Napolitano e sostenuto in Parlamento da Berlusconi, Bersani e Casini, in poco piu' di un anno ha aggravato i dati economici del Paese. I dati sono stati certificati, recentemente, dalla Banca d'Italia.
La fine del ''tunnel'', di montiana memoria, non e' vicina. Anzi, i dati ufficiali annunciano ulteriori pesanti sacrifici per i Lavoratori, piccoli e medi imprenditori, giovani e pensionati.
I tabu' europei (fiscal compact, pareggio di bilancio in Costituzione), sottoscritti dal governo Monti, se attuati non permetteranno, in tempi brevi, l'uscita dalla crisi.
Monti e il suo governo ha la responsabilita' per l'aggravamento della crisi e dell'impoverimento di nuove categorie sociali.
Le elezioni politiche anticipate sono convocate per il 24/25 febbraio. Ora i responsabili del disastro si presentano agli elettori divisi e in competizione fra loro ma con i tabu'europei pienamente condivisi. Indiscutibili.
L'assunzione di tabu' in economia e' pericoloso, innanzitutto per le categorie piu' deboli.
Possono essere i prodromi per uscite populistiche e reazionarie. Per evitare questi rischi chiedere la revisione, la cancellazione, dei tabu' europei e' doveroso. Necessario.
Queste sono le preoccupazioni politiche ed economiche che rendono utile la presentazione della lista RIVOLUZIONE CIVILE in tutta Italia.
Battere la destra e lo loro politica non puo' esimersi dal mettere in discussione i loro dettami ideologici. Assumerli ancor meno. Dichiararsi riformisti non ha senso se si praticano, condividono, pratiche e politiche liberiste.
L' utile voto e' quindi per Rivoluzione civile.

Visto che la grande stampa, la Tv e la stessa campagna elettorale hanno subito occultato questi dati, un piccolo nostro contributo alla verita' con la pubblicazione del seguente intervento ripreso da www.sbilanciamoci.info:

Banca d’Italia: i tagli portano la recessione
19/01/2013
 
La Banca d’Italia vede un 2013 di recessione e corregge l’ottimismo passato, teme la disoccupazione e ammette che l’austerità peggiora la finanza pubblica. Tre notizie importanti per la campagna elettorale
Meno uno percento. La notizia è che per Banca d’Italia l’economia del paese sarà in recessione anche nel 2013, in un’eurozona senza ripresa, col prodotto in calo anche negli ultimi tre mesi. In Italia la disoccupazione – ora all’11,1% – salirà al 12%. Il rapporto debito/Pil – ora al 126% – continuerà a peggiorare nel 2013 e potrà ridursi solo dal 2014. Ma le vere notizie, dietro questi dati sono altre.
La prima è che Banca d’Italia impara a correggere le previsioni sbagliate (prima, per il 2013 prevedeva un calo di appeno lo 0,2%). La Banca centrale europea ha sbagliato finora tre previsioni su quattro e c’è voluto il risveglio keynesiano di Olivier Blanchard, capo-economista del Fondo monetario, per ricordare ai banchieri che l’austerità provoca recessione. Ma questa non è solo una caduta del reddito. In Italia il Pil è sceso nel 2012 (-2,1% per Banca d’Italia, -2,4% per il governo), era stagnante nel 2010-2011, era caduto del 5,1% nel 2009 e dell’1,2% nel 2008. Questa è una depressione. Secondo Confindustria la produzione industriale nel dicembre 2012 è del 25% inferiore al livello pre-crisi dell’aprile 2008: in questi cinque anni un quarto della capacità produttiva del paese è andata perduta.
La seconda notizia è il collasso del lavoro. Oggi i disoccupati sono 2,8 milioni, a cui si deve aggiungere l’equivalente di 520 mila persone in cassa integrazione a zero ore nel 2012, e un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro ma “scoraggiate”, che scivolano fuori dalla definizione di disoccupati. In tutto arriviamo al 18%, più di un italiano su sei. E sappiamo che il 37% dei giovani non lavorano e che, tra coloro che un lavoro ce l’hanno, ci sono quattro milioni di lavoratori precari, quasi un dipendente su quattro. Banca d’Italia ci dice che tutto questo è destinato a peggiorare ancora.
La terza notizia è che Banca d’Italia ammette che le politiche realizzate per ridurre deficit e debito pubblico non possono funzionare. L’anno scorso il deficit netto è stato del 3% del Pil, contro il 3,9% del 2011. Ma nel 2011-2012 sono state effettuate dai governi Berlusconi e Monti cinque manovre fiscali, per un totale di 120 miliardi di euro. Tutto questo è riuscito a migliorare solo di poche briciole il saldo, ma ha aggravato la caduta del Pil: con il Pil che cade, la finanza pubblica non può migliorare.
Banca d’Italia spera che nella seconda metà del 2013 la caduta del prodotto possa fermarsi grazie a una ripresa di investimenti e export. Ma quali imprese investono quando perdono un quarto della produzione? E nel 2013 (e dopo) peserà l’effetto delle manovre del governo Monti che tagliano la spesa pubblica per molte decine di miliardi. La domanda continuerà a cadere e, senza domanda, – lo sanno tutti ormai - il prodotto non cresce. Solo un drastico cambio di rotta può farci uscire dalla crisi, cambiando la traiettoria di uno sviluppo ingiusto e insostenibile.
Sembrano notizie di rilievo. Chissà perché la campagna elettorale non se ne occupa.
www.sbilanciamoci.info.

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