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giovedì 21 marzo 2013

LEZIONE DA CIPRO



Il Parlamento cipriota con il voto determinante dei Comunisti ha respinto la delibera del governo conservatore di decurtazione dei conti correnti bancari dei cittadini. La decurtazione, una vera e propria rapina legalizzata, è stata proposta dall' Unione europea e dal Fondo internazionale per concedere "aiuti" finanziari. La legge proposta imponeva un prelievo forzoso dal 6 al 9 %. Per una economia in profonda crisi è il colpo finale.  Possiamo pensare che si tratta di un proposito propedeutico per gli altri Paesi del sud Europa, Italia compresa. Ricordare il 6x1000 dell'allora governo di  Giulano Amato ci deve far riflettere che questo è possibile, sempre.
Considerando che ancor oggi le cause dell'attuale crisi non sono state rimosse, anzi vengono dimenticate da tutti i governi e enti europei,  dall'isola mediterranea ci arriva una lezione. E' possibile respingere quegli orientamenti. E' possibile un'altra Europa.


Cosa ci insegna la vicenda di Cipro
Il voto al parlamento cipriota, che ha rigettato gli “aiuti” (le virgolette sono d’obbligo) dell’Eurogruppo in cambio di un prelievo forzoso sui conti correnti bancari, ci insegna alcune cose.

La prima è che la lotta popolare e di massa può vincere ogni imposizione burocratica e tecnocratica. Il parlamento cipriota ha infatti bocciato le riforme di austerità che venivano loro imposte, con 36 voti contro e 19 astenuti (tutti del partito del presidente Anastasiades), grazie ad una vastissima manifestazione di massa che ha letteralmente assediato il parlamento, mentre era in corso la discussione. Il cuore di questa protesta sono stati i nostri compagni di Akel ed i giovani di Edon che lanciano così un messaggio forte a tutti i popoli del mondo dicendo loro che è possibile resistere alle politiche neoliberiste e di rigore che vengono loro imposte.
In tutto gli aiuti dovevano essere di 10 mld di euro, quasi quanto l'intero ammontare del Pil di Cipro e, in fondo, non una cifra da capogiro per l'Europa. Eppure, e questa è la seconda considerazione, ancora una volta l’Unione Europea trasforma una crisi di piccole dimensioni in rischio sistemico e, come sempre, la Germania concorre attivamente a questa escalation.
A fine giugno, quando il Presidente della Repubblica era il compagno Demetris Christofias, Cipro scelse di non chiedere prestiti ai soli istituti comunitari ma di rivolgersi anche a Russia e Cina. Un fatto inedito per una paese membro dell’Ue ma che rispondeva ad una precisa necessità politica: la salvaguardia della dignità e della sovranità nazionale. Quando la Bce e gli istituti Ue prestano soldi ai vari Stati, impongono loro politiche di rigore, fiscal compact e rigido controllo dei bilanci che vengono vagliati dalla tecnocrazia europea prima ancora di arrivare nella aule parlamentari. I prestiti dei Paesi emergenti e dei Brics, invece, oltre ad essere più vantaggiosi in termini di interessi e vincoli, non implicano alcuna ingerenza negli affari interni di uno stato. La difesa della sovranità nazionale, terza lezione che possiamo imparare dai compagni ciprioti, è condizione indispensabile per la costruzione di una forte mobilitazione popolare e di massa capace di difendere gli interessi nazionali e della classe operaia.
Infine, proprio le scelte di Cipro guidata dal Presidente compagno Christofias, differentemente da quanto fatto ora dal conservatore Anastasiades, legato alla tecnocrazia di Bruxelles, ci insegnano che il dibattito sull’Europa e sull’Unione non può essere condotto in modo astratto. Pur rimanendo dentro questo impianto (ma lavorando per accumulare le forze ed essere capace di proporre un progetto alternativo per l’Europa), ci sono diversi modi per stare nell’Ue. Quindi, si può essere fortemente integrati nella politica comunitaria, ma al contempo salvaguardarne la sovranità nazionale e rigettare le misure impopolari. Esattamente l’opposto del messaggio che negli ultimi 20 anni si è imposto in Italia dove, “in nome dell’Europa”, si è stati complici si sacrifici sociali ed ingerenze.
Al popolo cipriota che lotta ed ai compagni di Akel, non possiamo quindi che rivolgere il nostro caloroso saluto e ringraziamento, e la nostra piena solidarietà, per queste importanti lezioni di cui, d’ora in avanti, sarà importante fare tesoro.

Dipartimento Esteri Pdci

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