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giovedì 21 marzo 2013

PdCI.


In seguito pubblichiamo l'intervento di Di Modugno Domenico, membro del Comitato direttivo della Sezione PdCI "Enrico Berlinguer" di Paderno Dugnano, alla riunione del Comitato federale del Partito di Milano svoltasi martedi 19 marzo:


                                               Care/i Compagne/i

il risultato delle elezioni politiche è per Noi comunisti disastroso. Nessuno degli obiettivi  che ci siamo proposti con il 6° congresso sono stati raggiunti. Possiamo affermare che quanto abbiamo condiviso unanimemente sia tutto sbagliato? Abbiamo sbagliato l'analisi? Abbiamo  sbagliato la tattica? Abbiamo scritto una cosa e praticato un'altra? Oppure il risultato è la conseguenza di una nostra inadeguatezza?
In questi giorni ho riletto il documento congressuale è devo subito dire che oggi come allora la contraddizione  che ha caratterizzato il 6° congresso e l' attività, le scelte, successive verte sulla mancata definizione univoca, sistematica, il problema delle alleanze.
Nel testo congressuale approvato si legge nel capitolo “la politica delle alleanze”: i comunisti devono discutere il profilo programmatico della coalizione, uscendo dalla trincea politica del <no> e avanzando le loro priorità programmatiche...... in grado di parlare al Paese e ai ceti popolari.... .
5 punti <<<< riforma della legge elettorale, riduzione del precariato, recupero dell'evasione fiscale, ricerca-scuola-cultura, pubblicizzazione dei beni comuni.>>>>. Su questi punti sperimenteremo la possibilità per i comunisti di dare sostanza programmatica all'alleanza democratica. Non, quindi, necessariamente un accordo programmatico organico. Permangono, infatti, distanze strategiche su punti rilevanti <<articolo  11, Marchionne, UE…........ .  La rilevanza di tali questioni impedisce, dunque, oggi di stipulare anche un patto di governo in caso di vittoria dell'alleanza democratica.
Ricordo che il mio congresso di sezione approvo un ordine del giorno in cui, rilevando la contraddittorietà di questi capoversi proponevamo, sostanzialmente, la cancellazione per evitare le conseguenze che in seguito abbiamo registrato. Purtroppo quel documento non fu ammesso alla  discussione congressuale. Cosa è avvenuto: fin dal congresso di Rimini il principale interlocutore, il Partito della Rifondazione comunista, a cui ci siamo rivolti non ha neppure interloquito.
La distanza maggiore  con il PRC si è registrata proprio sulla questione delle alleanze. Distanza che registriamo tutt'ora e che temo sarà impossibile modificare in futuro. Il PRC, inoltre,  ci ha risposto picche sulla proposta di riunificazione dei due partiti aggettivati comunisti, il PdCI e PRC.
Evito di narrare tutta la Storia successiva al 6° congresso, mi limito a registrare il documento politico approvato  dall' ultimo comitato politico nazionale del PRC ove si può leggere che quel partito propone “la costruzione di una nuova soggettività politica unitaria della sinistra e dei movimenti sociali antiliberisti, ambientalisti, contro la guerra.”. “una sinistra unita e autonoma dal centro-sinistra”.
Il modello di riferimento sono le coalizioni che si esprimono in vari paesi europei come la Francia o in Grecia.
Il nostro comitato centrale invece non ha sortito alcun documento politico ufficiale  ma solo una nota in cui oltre  alle dimissioni di Segretario e Segreteria nazionale si giudica “disastroso il risultato di Rivoluzione civile”. Disastroso è il giudizio unanime  su Rivoluzione civile. Ed è anche il mio giudizio. Mi sono chiesto il perchè di questa  nota. Avrei preferito un documento, anche approvato o respinto a maggioranza. Nell'era di internet tale atteggiamento prefigura una incapacità politica  e comunicativa oppure il voler   innescare una polemica in cui non si sa dove si andrà a finire. La stessa condizione che ha caratterizzato i mesi precedenti le elezioni politiche.
Quello che si è evidenziato da quanto è emerso dai lavori del comitato centrale che  la contraddizione sulla politica delle alleanze si allarga producendo nuovi contrasti e riposizionamenti ma anche la produzione di dichiarazioni ingiuriose.
Questo stato di cose si doveva evitare. Oggi ancor di più se si vuole ricominciare.
Oggi la chiarezza dei propositi degli iscritti è la condizione necessaria per poter ricominciare. Per tal proposito io insisto sulla necessità di collocarci nell'ambito del centrosinistra. Ritengo  sbagliata l'analisi e le proposte di coloro anche al nostro interno  che lavorano per una nuovo soggetto di sinistra aggettivata variamente ma  senza l'aggettivo comunista. Io sono disponibile ha lavorare per costruire un nuovo soggetto che organizza i comunisti e coloro che vogliono continuare a essere  tali. Non condivido e comunque superata  l'affermazione congressuale su < unificazione del PdCI e di PRC>  penso ad un processo di unificazione dei comunisti  ovunque collocati.   Questo implica il lavorare per costruire il nuovo partito comunista partendo da noi. Significa conseguentemente che ai lavoratori e ai cittadini ci presentiamo con i nostri simboli e non nascosti in novità elettoralistiche dell'ultima ora.

DI MODUGNO DOMENICO
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