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giovedì 16 gennaio 2014

LA CORTE BOCCIA ANCHE RENZI

La Corte costituzionale ha reso noto le motivazioni per cui è stata dichiarata anticostituzionale la legge elettorale che va sotto il dispregiativo"porcellum".
Voluta da Silvio Berlusconi, la legge fu approvata a pochi mesi dalle elezioni politiche con i voti della maggioranza parlamentare della Casa delle Libertà (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell'opposizione (principalmente Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Partito della Rifondazione Comunista e dai Comunisti italiani), che l'hanno duramente criticata e contrastata. Pur tuttavia la legge elettorale di Calderoli&Berlusconi vige fino a poche settimane fa causando la totale trasformazione del Parlamento da eletti a nominati e la concentrazione dei consensi nei partiti più grandi e la scomparsa dei Partiti minori. Una truffa, un raggiro perpetrato anche dal centrosinistra per garantirsi la governabilità senza il consenso degli italiani.
Ora il decreto di anticostituzionalità della legge porcata.Meglio tardi che mai si potrebbe dire. Il dettame costituzionale dei giudici viene ancora messo in discussione. Sembra che di quella lezione non si voglia imparare. Infatti il nuovo Segretario del PD Renzi ha pubblicizzato tre proposte di nuova legge elettorale che hanno, ancora, lo scopo di allontanare dal Parlamento milioni di cittadini italiani che non trovano adeguata rappresentanza. Si vuole perpetrare lo spirito del porcellum: cancellare i Partiti minori.
In questa operazione svetta il ruolo del Presidente della Repubblica giorgio Napolitano. Confermato per un altro settennato presidenziale si dimostra il regista di un rinnovata politica dell'esclusione. Il Presidente, stando alle sue dichiarazioni di Capodanno, ha tutte le condizioni per  sciogliere le Camere e dare ai legittimi possessori della sovranità popolare di decidere del proprio destino. La Corte Costituzionale ha descritto i principi ispiratori di una legge elettorale   legittima e conforme alla Costituzione. Si tratta di una legge elettorale proporzionale. L'unica che rispetta la volontà degli elettori e delle elettrici. Tutti gli altri ingegnosi sistemi sono anticostituzionali. Per cui si voti al più presto! 

      
La Corte boccia anche Renzi
Riforme. Il segretario insiste: al senato solo sindaci e governatori cooptati, non eletti. La Consulta lo ha già escluso nelle motivazioni con le quali ha cancellato il Porcellum. Ma il leader Pd rompe con Alfano e apre a Berlusconi

Nella sen­tenza con cui ha demo­lito la legge elet­to­rale Cal­de­roli, la Con­sulta ha anche costruito le pre­messe per sbar­rare la strada alla prin­ci­pale riforma costi­tu­zio­nale, anzi l’unica, pro­po­sta di Mat­teo Renzi. Il segre­ta­rio del Pd ha detto di pun­tare a una tra­sfor­ma­zione radi­cale del senato, più spesso ha par­lato di «can­cel­la­zione». Ieri sera è andato «a diver­tirsi» dai sena­tori Pd, cioè a chie­dere loro di pre­sen­tare una pro­po­sta di legge costi­tu­zio­nale in quella dire­zione. I nuovi sena­tori non andreb­bero più eletti. Ma coop­tati tra gli ammi­ni­stra­tori locali. A palazzo Madama dovreb­bero sedere i pre­si­denti di regione e i sin­daci (quali? quanti? non lo ha detto, di certo non tutti gli otto­mila sin­daci ita­liani). Il nuovo senato «delle auto­no­mie» non vote­rebbe più la fidu­cia al governo, per­de­rebbe peso poli­tico ma con­ser­ve­rebbe una quota di potere legi­sla­tivo. Almeno quello fon­da­men­tale di revi­sione costi­tu­zio­nale, insieme alla pos­si­bi­lità di richia­mare alcune o tutte le leggi che riguar­dano le com­pe­tenze regio­nali — nean­che su que­sto Renzi è stato preciso.

Nella sen­tenza dif­fusa lunedì sera, però, la Con­sulta si è espressa con forza sulla neces­sità di rispet­tare «la volontà dei cit­ta­dini espressa con il voto» che, ricor­dano i giu­dici, «costi­tui­sce il prin­ci­pale stru­mento di mani­fe­sta­zione della sovra­nità popo­lare secondo l’articolo 1 della Costi­tu­zione». Si parla dun­que dei prin­cipi fon­da­men­tali, in nome e in appli­ca­zione dei quali è sta­bi­lita la com­po­si­zione dell’organo di rap­pre­sen­tanza poli­tica, il par­la­mento, «che è al cen­tro del sistema di demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva e della forma di governo par­la­men­tare pre­fi­gu­rati dalla Costi­tu­zione». Le moti­va­zioni dei giu­dici si rife­ri­scono al pre­mio di mag­gio­ranza senza limiti, quello pre­vi­sto ori­gi­na­ria­mente dal Por­cel­lum e giu­di­cato irra­gio­ne­vol­mente distor­sivo della volontà popo­lare. Ma le loro valu­ta­zioni val­gono dop­pia­mente a smon­tare l’ipotesi di una camera con potere legi­sla­tivo non fon­data sul man­dato popo­lare. Ben può dirsi che la coop­ta­zione dei sin­daci e dei pre­si­denti di regione in luogo delle ele­zioni distorce al mas­simo, anzi azzera la volontà popo­lare. Un altro pas­sag­gio dei giu­dici costi­tu­zio­nali va citato: «Una illi­mi­tata com­pres­sione della rap­pre­sen­ta­ti­vità dell’assemblea par­la­men­tare (è) incom­pa­ti­bile con i prin­cipi costi­tu­zio­nali in base ai quali le assem­blee par­la­men­tari sono sedi esclu­sive della “rap­pre­sen­tanza poli­tica nazio­nale”, si fon­dano sull’espressione del voto e quindi della sovra­nità popo­lare (cor­sivo nostro, ndr), ed in virtù di ciò ad esse sono affi­date fun­zioni fon­da­men­tali dotate di una carat­te­riz­za­zione tipica e infun­gi­bile (…) ciò che peral­tro distin­gue il par­la­mento da altre assem­blee rap­pre­sen­ta­tive di enti territoriali».

Renzi non sem­bra essersi accorto di que­sta avver­tenza costi­tu­zio­nale. Peral­tro già messa in luce da alcuni dei costi­tu­zio­na­li­sti che con il mini­stro Qua­glia­riello hanno (vana­mente) ragio­nato sulle riforme pos­si­bili, l’estate scorsa. Il sin­daco di Firenze insi­ste sul fatto che por­tare sin­daci e gover­na­tori a palazzo Madama «senza inden­nità» farebbe rispar­miare allo stato 315 sti­pendi. L’argomento è que­sto. Solo que­sto, ma a tal punto Renzi ne è con­vinto che ieri ha minac­ciato di bloc­care sul nascere la trat­ta­tiva nella mag­gio­ranza per la nuova legge elet­to­rale di fronte al fatto che il gruppo di Alfano ha pre­sen­tato una diversa pro­po­sta di cor­re­zione del bica­me­ra­li­smo. Una pro­po­sta, biso­gna dire, più costi­tu­zio­nal­mente fon­data di quella vagheg­giata da Renzi. E che pre­vede un’identica ridu­zione dei par­la­men­tari: meno 210 depu­tati e 105 sena­tori in luogo della can­cel­la­zione dei famosi 315 «sti­pendi». Dispo­ni­bile alla com­pe­ti­zione su que­sto ter­reno, Qua­glia­riello ha così pre­sen­tato il pro­getto: «Fa rispar­miare più di quello di Renzi». Pre­vede invece che i sena­tori ven­gano eletti con­te­stual­mente e con un voto col­le­gato all’elezione del Con­si­glio regio­nale: dun­que l’organo, un po’ come il senato ame­ri­cano, cam­bie­rebbe com­po­si­zione in maniera con­ti­nua. Gli eletti potreb­bero però ben con­ser­vare la com­pe­tenza oltre che sulle leggi costi­tu­zio­nali sulle leggi ordi­na­rie «ine­renti i prin­cipi fon­da­men­tali e i diritti civili e sociali indi­cati nella prima parte della Costi­tu­zione che non coin­vol­gono il rap­porto fidu­cia­rio tra governo e par­la­mento». Al senato, secondo la pro­po­sta del Nuovo cen­tro­de­stra, sarebbe poi affi­data una fun­zione di fil­tro per ridurre i ricorsi delle regioni alla Consulta.

Ma que­sta pro­po­sta, secondo Renzi, è un «inac­cet­ta­bile die­tro­front», un pos­si­bile casus belli che auto­rizza il segre­ta­rio a rom­pere del tutto con Alfano e chiu­dere l’accordo sulla nuova legge elet­to­rale fuori dalla mag­gio­ranza e con Ber­lu­sconi — i col­lo­qui vanno avanti più nella dire­zione di un Mat­ta­rel­lum molto cor­retto che del sistema spa­gnolo. «Solo con un senato non elet­tivo e senza l’indennità si supera il bica­me­ra­li­smo e si recu­pera la fidu­cia dei cit­ta­dini», ha detto il segre­ta­rio Pd incon­trando il suo gruppo al senato. Dov’è arri­vato dopo aver sba­gliato palazzo.

Andrea Fabozzi - il manifesto MERCOLEDÌ, 15 GENNAIO, 2014 
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